CRITICA

TRA RILIEVI E IMPRONTE

“I miei lavori nascono dalla contaminazione della pittura con tecniche di derivazione artigianale. Dapprima è stata la levigatura, poi via via altre, fino a divenire quello che sono oggi, un misto di pittura, scultura, intarsio ,e molto altro. I miei colori sono impasti con sabbie naturali, come naturali sono i materiali che uso nelle mie composizioni. Di ogni singolo materiale che  utilizzo, cerco di sfruttare tutte le possibilità tecniche che mi concede a fini compositivi.  Ciò determina che la progettualità sia fondamentale nel mio lavoro. È una progettualità derivata dall’esperienza, dalla continua sperimentazione, dal ragionamento. La tecnica, la lavorazione impone vi sia una materia. E la materia povera è quella che maggiormente la esalta. Essa è però anche la rappresentazione di quella semplicità dell’essere, di quella comunione con la natura a cui aspiro e da cui mi sento via via negli anni sempre più attratto.”

Così parla di sè e della propria arte Stefano Maraner e così lo hanno rappresentato le ultime mostre personali allestite in Vallagarina, destando interesse e curiositàper le sue tecniche e per la sua ispirazione non omologata.

Stefano Maraner si immerge nella natura attraverso la guida e la compagnia calda e solidale del legno povero dei rami degli alberi, avvolto da resine e sabbie. In questo intreccio su tavola ritrova radici e scopre nuove regioni, il legno del bosco ceduo è la fonte inesauribile del suo linguaggio. Ma il suo viaggio non è mai scontato, linee e figure, colori e rilievi si inseguono ed arrivano là dove non penseresti possano arrivare, in territori sconosciuti, carichi della vegetazione dei simboli e degli archetipi. Ci troviamo di fronte ad una ricerca creativa che è insieme plastica  e pittorica e non a caso la leggera neutralità dei colori procede col passo del rilievo e dell’impronta, in una sorta di duplicità del supporto, che finisce per accordarsi con una duplicità dell’immaginazione e dunque della figura.

Stefano Maraner ha percorso diversi sentieri per arrivare ai risultati di oggi, si è fermato a pensare, ha dubitato della rotta e poi ha trovato quello che cercava: un approdo, per quanto provvisorio come tutti gli approdi, che gli ha permesso di restare fedele a sè stesso e di cercare nello stesso tempo nuovi orizzonti di senso.

Mario Cossali, Giugno 2012

 

LABORATORI NATURALI

Sono passati più di tre anni da quando Maraner ha ripreso attivamente ad occuparsi di arte, dipingendo i suoi pannelli scolpiti, ricercando la sua materia prima con cura e competenza, provando e cercando costantemente soluzioni alternative che lo portano a sperimentare nuove forme espressive. La mostra organizzata presso la sala “Roberto Iras Baldessari” presenta, secondo un percorso cronologico, le varie fasi della ‘rinascita artistica’ di Stefano dopo l’inattività: la scelta di organizzare secondo il più tradizionale dei criteri espositivi la collocazione delle opere è dunque funzionale all’illustrazione di questo percorso.

Tante parole non potrebbero spiegare meglio, infatti, il picco raggiunto dall’artista nel suo personale cammino, che lo ha portato passare da una forma espressiva più astratta dei primi lavori, sino a riabbracciare una dimensione più figurativa nei prodotti più recenti. Tuttavia dovunque si trovi, se in una fase più astratta o in una più figurativa, Maraner si muove sempre e comunque secondo concetti basici, essenziali, come i materiali che utilizza. Sassi, sabbia, legno, tinte neutre ma mai banali, sono al tempo stesso strumento necessario sia alla realizzazione che alla comprensione dell’opera: si vedano opere dal carattere più figurativo come il Nido e l’Albero, che non rappresentano il soggetto disegnandolo, ma imitandolo e realizzandolo tramite i materiali. Parola e immagine. Quest’operazione però è doppia, perché consente anche di “rinominare” i materiali utilizzati dall’artista, che diventano così “una cosa altra”. Un altro aspetto dovrebbe facilmente saltare all’occhio del visitatore. Si nota tra le opere esposte nelle prime due sale e le altre – più recenti – soprattutto una tendenza delle ultime ad una maggiore omogeneità cromatica nei grandi formati, quasi come se Maraner mirasse all’essenziale, al nocciolo del problema/soggetto, mentre nelle sue piccole scene, spesso notturni e profili di paesaggi immaginari, la fantasia si muove rendendo più vario il risultato finale. Gli stessi formati sono in via di cambiamento: rettangolari e longitudinali prima, preferibilmente quadrati ora. Ad ogni modo sono tutti cambiamenti funzionali alla sua evoluzione artistica. Non mancano però anche legami tra i due diversi momenti espressivi dell’artista: c’è continuità nella tecnica e, appunto, nei materiali, ma anche nel supporto. E proprio su questo elemento essenziale per ogni opera d’arte, ma troppo spesso dimenticato, voglio ragionare: la sua dimensione in Maraner esce dalla pittura più tradizionale, bidimensionale, proiettando invece l’artefatto in uno nuovo genere, tridimensionale, ma che ancora non si è fatto scultura.

Anche per questo, fossi in voi, Stefano Maraner lo terrei d’occhio.

T. Dalla  Costa – Rovereto 2011

 

LEGNI, SABBIE ED ALTRE ALCHIMIE

A conoscere Stefano Maraner si ha da subito l’impressione di trovarsi in compagnia di una persona dalla spiccata sensibilità, umana oltre che artistica, particolare questo che invece emerge in modo innegabile osservando le sue opere.

L’esperienza artistica di questo ‘artefice totale’ (così mi piace chiamarlo, poiché egli è disegnatore, pittore e scultore) comincia presto, giacché egli sceglie una formazione specifica, iscrivendosi alla Scuola d’Arte. Qui getta le basi della sua attuale maturità artistica, oltre a scoprire la propensione per il disegno a mano libera, ancora ben evidente nelle sue opere; prodotti che non sono mai frutto di operazioni e esperimenti casuali, anzi appaiono sempre meticolosamente progettate.

Sempre dalla frequenza della scuola, unitamente all’esperienza vissuta frequentando fin da bambino la bottega del padre, il quale fu già prima del figlio un abile falegname, conosce i segreti ed impara ad usare le tecniche della produzione manuale, tipicamente artigianale, che egli visceralmente ama e continuamente studia. Senza la consapevolezza dell’importanza della progettualità e della manualità, la stessa proposta artistica di Maraner finirebbe per sgonfiarsi. Invece con le proprie composizioni quest’artista ricorda al mondo moderno le sue origini umili e manuali, che traduce in esperienza artistica grazie ad una profonda conoscenza dei materiali con cui lavora.

Proprio la materia è il suo segreto: nella sua idea, come in quella dell’uomo antico, la materia è l’elemento caotico e passivo che si presta ad essere razionalizzato tramite un’attiva azione formante. Lo stesso colore nelle opere di Maraner è materia! Una volta procurati i materiali sono sapienza tecnica ed esperienza stratificata  che permettono all’artista di dare loro una forma; ed è in quel momento che Stefano diventa ‘artefice’, come l’ho definito sopra.

Quelle di Maraner sono delle originali fughe nella materia, tutte profondamente legate al suo modo di concepire la vita, il mondo, quello che vede, sente e pensa; ma ci suggeriscono anche  come egli vede, sente e pensa. Sono opere che hanno un sottile collegamento con il suo lavoro: esse costituiscono quasi un cordone ombelicale, una congiunzione primigenia, con la sua professione.

Le sue creazioni sono vere opere d’arte, anche da un punto di vista puramente concettuale, che abitano il passato dell’uomo, vivono e analizzano il nostro presente, per proiettarci nel futuro: Stefano Maraner è un giovane e promettente artista, tornato fortunatamente ad esprimersi dopo un periodo di inattività, che attraverso la sua propensione per i materiali naturali e la sapienza nel trattarli, nobilita il procedimento artistico della vera creazione dell’opera d’arte.

T. Dalla Costa – Lavarone 2009